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Il Cigno Nero. Quando l’improbabile scombussola il tuo museo.

Come la minaccia concreta di una pandemia può aiutarci a cambiare la visione delle cultura

Sicuramente avrai letto o conosci il libro “Il Cigno Nero” di Nassim Nicholas Taleb, professore di Scienze dell’incertezza, saggista, umanista e filosofo. 

L’origine del titolo poggia le basi sull’osservazione del poeta latino Giovenale che riferendosi alla fragilità dei sistemi smentibili da un qualcosa di raro paragona questo fenomeno a un uccello raro come un cigno nero “rara avis in terris nigroque simillima cygno”

Il Cigno Nero diventa con il tempo una metafora per descrivere un evento non previsto, che ha effetti rilevanti e che a posteriori viene razionalizzato inappropriatamente e giudicato prevedibile.

Ma torniamo ai giorni nostri. 


Il Coronavirus è il Cigno Nero “atteso” dal mondo museale?



A fronte di quello che sta accadendo, la domanda che pongo è: può il COVID-19 – come è stato classificato – essere l’evento inaspettato che demolisce schemi vecchi e pre-consolidati?

L’affermazione che faccio è forte ma facci caso. 

Un’epidemia che sembrava contenuta, divenuta globale, ha effetti spropositati cambiando completamente il contesto nel quale viviamo, bloccando il mercato e la nostra routine.

Si inceppa la catena della produzione, sono frenati investimenti e consumi, tremano gli operatori di tutti i settori.
L’impatto del Coronavirus comincia a farsi sentire pesantemente anche nel settore turistico italiano provocando: 

  • la chiusura di musei, teatri, parchi archeologici, abbazie e chiese; 
  • la cancellazione di eventi e manifestazioni pubbliche; 
  • l’aumento delle disdette di prenotazioni effettuate nelle strutture anche in zone non considerate a rischio.

E si tratta solo della punta dell’iceberg. 
Era una situazione altamente prevedibile? Non può essere definito ancora come Cigno Nero?
Lascio ai professori di economia esprimersi.

Ora la priorità non è tanto capire “se” ci sarà un effetto negativo nel mondo della cultura, ma “quanto” sarà duro, quanto potrà durare e soprattutto come affrontarlo.


Educati prima di educare



Quando nel 2019 ho scritto il libro Ogni Maledetto Museo l’ho fatto con lo scopo di divulgare un certo tipo di visione imprenditoriale e, viste le elevate possibilità di chiusura dell’81% delle istituzioni italiane, mettere sull’attenti il mondo della cultura.


Negli ultimi mesi, ho anche cercato di sensibilizzare sempre più direttori, curatori e amministratori pubblici, sull’argomento.
Alcuni l’hanno capito e sono stati entusiasti del mio approccio. 
Altri invece mi hanno liquidato dicendo “Chissà perché il mio museo deve essere in odore di chiusura …” 
Questi ultimi sono gli stessi che nelle ultime ore di emergenza per il paese mi hanno definito “Uccello del malaugurio”.
Ma è colpa mia se predicavo che l’intero sistema si reggeva su pilastri vetusti che non avrebbero mai retto uno shock esterno? 
La verità è solo una alla fine.


“Il Cigno Nero quando arriva sorprende. Costringe a cambiare la visione delle cose, scardina le certezze o i pregiudizi di qualsiasi tipo di attività. Anche per quelle dei nostri musei”.



Questo imprevisto deve accelerare la consapevolezza delle istituzioni culturali di trovarsi nel mezzo di un processo di profondo cambiamento della società, stimolato dalla necessità di evolversi per sopravvivere, che utilizzerà modi e linguaggi nuovi, fortemente influenzati dal digitale. 

E’ prevista all’orizzonte una forte accelerazione dell’innovazione dei musei, che spingerà a testare e perfezionare utilizzi diversi delle tecnologie per andare incontro al moderno turista che non per forza di cose sarà all’interno della nostra struttura. 

Quello che possiamo fare insieme è preparare al meglio il terreno di gioco lasciando spazio ad un nuovo modo di pensare in un mondo che sta cambiando radicalmente.