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Il futuro del tuo museo è online?

Esplorare le possibilità e le sfide del digitale senza perdere di vista il fine ultimo







Nelle ultime settimane, in risposta all’emergenza Coronavirus, sembra sia accelerata la consapevolezza di accorciare le distanze tra il visitatore e la cultura.

I musei più piccoli, stimolati dalla necessità di evolversi per sopravvivere, si sono reinventati con programmi online e sui social per promuovere i propri contenuti attraverso svariati hashtag (#resistenzaculturale, #aportechiuse, #cronachedalmuseochiuso, #culturavirus, …).
Le gallerie più prestigiose del mondo invece, dagli Uffizi di Firenze ai Musei Vaticani, dal Met di New York all’Hermitage di San Pietroburgo, hanno aperto le visite virtuali.

Ed è su quest’ultima cosa che vorrei soffermarmi.


Un museo potrà mai essere esclusivamente online?



Lavoro regolarmente con le istituzioni allo scopo di implementare la giusta tecnologia per raccontare al meglio le collezioni, attrarre più visitatori e migliorare le relazioni (ne parlo nel secondo capitolo del mio libro Ogni Maledetto Museo).







Ma quando si arriva a discutere sulla distribuzione dei contenuti online allo scopo di contribuire agli obiettivi educativi del museo, si finisce sempre per soffermarsi sul possibile impatto “disruptive” (in Italia vige ancora la legge del “Abbiamo sempre fatto così”) invece di tener conto degli aspetti positivi che la stessa tecnologia potrebbe avere.

Vediamoli nel dettaglio.


Conservazione degli oggetti



Per alcuni degli oggetti più preziosi del mondo, il solo atto di esposizione può essere troppo grande per essere considerato etico. Che sia la luce, l’umidità o la temperatura, controllare l’ambiente per alcuni manufatti storici è fondamentale e non sempre è compatibile con il desiderio di mostrarlo al pubblico.

Il Victoria and Albert Museum di Londra, ospita il tappeto “Ardabil” che viene illuminato per soli 10 minuti di ogni ora per permettere ai visitatori di vederlo senza distruggere i tappeti ricchi di colori e di texture pregiate.
L’inserimento del tappeto nella collezione del museo online consente di avere più tempo per vederlo, cosa che non sarebbe mai possibile nella vita reale. Questa luce limitata per i visitatori fisici, unita alla sua presenza online, permette di conservarlo per le generazioni future e di goderne ancora oggi.


Sovraffollamento dei turisti



La forte crescita del volume di visitatori potrebbe non essere sostenibile per molti luoghi fisici e, sebbene molti musei non abbiano ancora un problema di troppe visite (soprattuto i piccoli), negli ultimi anni c’è stata molta pubblicità per l’alto numero di visitatori e per i luoghi che chiudono ai turisti.
Queste località turistiche ad alto volume sono state costrette a cambiare il loro modo di operare per il bene dei luoghi e dei manufatti che lo spazio è destinato a conservare e salvaguardare per le generazioni future.

Nel 2018, Machu Pichu, ha introdotto un sistema di biglietteria a tempo che sperava potesse alleviare la distruzione causata da livelli di visita incontrollati, a volte il doppio del limite raccomandato dall’UNESCO per il sito storico.
Mentre il suo impatto è ancora monitorato, si spera che la richiesta di un biglietto a tempo riduca l’usura dell’ambiente storico.


Fruizione della cultura



Il tema in questione può essere visto da molti punti di vista. Il concetto che voglio far passare è quello di garantire uguaglianza nella fruizione dei servizi museali utilizzabili da tutte le persone nella misura più estesa possibile.
Avete il dovere di condividere le opere con quante più persone possibile, sia che possano visitare o meno la vostra sede fisica.

L’universalità di accesso alla cultura ha animato la realizzazione di Sensi: Musei senza barriere. Tale progetto è riuscito a dotare nel 2016 i primi musei della Rete Museale della provincia di Belluno di tecnologie innovative volte ad ampliare la loro accessibilità al pubblico, in particolare a quello dei disabili sensoriali.


La visita a un museo online sarà mai un sostituto accettabile della visita fisica?



Siamo nel mezzo di un processo di profondo cambiamento della società.
Da una parte visitare virtualmente qualsiasi museo o parco archeologico online da casa o fare un tour guidato con il curatore di un museo a piacimento ed altre persone connesse da tutto il mondo sarà uno standard.
Di conseguenza, una parte vitale dell’ecosistema museale, sarà costretta nel prossimo futuro a mettere tanto impegno nei contenuti online quanto nelle esposizioni fisiche.

Dall’altra in questi giorni stiamo vedendo con i nostri occhi come sarebbe l’Italia (e non solo) senza un museo, senza un luogo fisico d’incontro e aggregazione.
La bellezza ci manca, è inutile nasconderlo.
Ora più che mai si dovrebbe capire che l’online non potrà mai cancellare completamente il momento di relazione, di contatto, di confronto, di esperienza, di socialità, che una visita fisica può offrire.

Ecco perché il tuo obiettivo deve rimanere quello di


“creare un’esperienza unica e indimenticabile per l’ospite”.



Solo in questo modo si potrà generare l’effetto passaparola per poter far esplodere le visite, online e offline, del tuo museo.

Liberamente ispirato all’articolo “Is the future of museums online and what might a virtual museum look like?” di Carly Straughan