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La Mamba Mentality per aiutarti a far crescere il tuo museo

Come imparare a dedicare del tempo ad analizzare in continuazione concorrenza e contesto per evolverti con loro.

Si è detto tanto su Kobe Bryant, uno dei più grandi giocatori di sempre dell’NBA recentemente scomparso. 
Si è detto tanto anche sulla Mamba Mentality, una corrente di pensiero coniata dallo stesso Kobe per identificare il suo modo di vivere, di ragionare e di approcciarsi alla vita sportiva e non.

Celebre anche la sua lettera di addio al basket pubblicata sul The Players’ Tribune. Il pezzo finale recitava: 

[…] Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo.

E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò,

che rimarrò per sempre quel bambino

con i calzini arrotolati

bidone della spazzatura nell’angolo

5 secondi da giocare.

Palla tra le mie mani.

5… 4… 3… 2… 1…”

Le parole che avevano commosso tutti, avevano poi ispirato nel 2017 la realizzazione del cortometraggio di animazione di Dear Basketball che vinse l’Oscar nel 2018.






Il libro The Mamba Mentality



Ciò che è successo mi ha spinto a riprendere in mano il suo libro “The Mamba Mentality. How I play” cercando, ove possibile, di entrare più nello specifico. 

Fin dalle prime pagine del libro chi traccia questa filosofia è l’allenatore storico, Phil Jackson, che ha allenato Kobe dal 1999 al 2011 con una breve pausa nel mezzo: in questi dodici anni lo ha visto maturare sotto molti punti di vista.

La cosa che, tuttavia, colpisce Phil è stata l’attitudine di Bryant a migliorarsi costantemente. Dice:

“Il mio staff si riuniva alle 8.30 del mattino, prima di un allenamento, per prepararsi alla giornata. Spesso quando arrivavo trovavo Kobe che faceva un sonnellino nella sua macchina parcheggiata nel posto accanto al mio.



Era già stato in palestra alle 6 per gli esercizi di pre-allenamento, prima che arrivassero gli altri”

Questa attitudine al miglioramento continuo è ribadita poi dallo stesso Bryant negli ultimi anni di carriera: 

“Con il tempo non mi sono più limitato a guardare quello che vedevo, ho iniziato a cercare quello che mancava.Prima guardavo quello che sarebbe potuto e dovuto succedere, alla fine lo studio dei filmati è diventato un esercizio per cercare le alternative, le contromosse, le opzioni.Tutti i minimi dettagli per cui certe mosse funzionano e altre no”.



E ancora:

“Quello che ho fatto dieci anni fa per vincere il primo titolo, ora non basta più: il gioco si evolve e tu devi evolverti con lui”.



Ecco, forse sta proprio qui il sunto del suo pensiero, il suo più grande lascito: attraverso un approccio analitico, minuzioso e costante, Kobe ha ritenuto obbligatorio portare il suo gioco a uno step successivo per via di una concorrenza che continuava a migliorarsi.

L’attitudine che deve avere il tuo museo



Allo stesso modo, tu che lavori in un museo devi imparare a dedicare del tempo ad analizzare in continuazione concorrenza e contesto ed evolverti con loro. Ciò che forse funzionava quando andavi all’università e ciò che forse hai imparato negli ultimi anni, oggi non funziona più.
Oggi molti musei hanno iniziato a capire l’importanza della promozione della propria struttura e cominciano a mettere in atto magari le tue stesse azioni.

E sai cosa succede quando in tanti fanno la stessa cosa? Bè, quella cosa diventa inutile. 

Ora il tuo obiettivo è quello di trovare la strada per evolverti, per promuovere il tuo museo quotidianamente, attraverso un metodo di lavoro, in maniera differente rispetto ai tuoi competitor, prima, durante e dopo la visita del tuo ospite.

Se non sai da dove partire puoi farlo da qui.