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Perché voglio più Mahmood e Ferragni nei musei

Diciamo basta al bigottismo dell’élite culturale

Se non hai tempo di leggere ti faccio un riassunto veloce dell’articolo:

Eike ha vinto di 24.

Nemmeno se si fossero messi d’accordo. 

Il 16 luglio, nelle stesse ore in cui Mahmood lanciava sui suoi canali social il video “Dorado”, Chiara Ferragni era alle prese con uno shooting destinato a una campagna fotografica per Vogue Hong Kong. 

Parallelamente, due dei musei più importanti d’Italia, il Museo Egizio di Torino e gli Uffizi di Firenze hanno deciso, volenti o non, di scatenare il putiferio in un tranquillo weekend di mezza estate.

Perché se è vero che inimicarsi i bigotti del mondo culturale è abbastanza facile, farli schiumare di rabbia però è roba da applausi.

Come? Vediamolo in questo articolo. 

ATTENZIONE. Ho preso spesso le difese dei professionisti del mondo della cultura, abbandonati a loro stessi da uno stato non all’altezza della situazione, ieri e oggi. 

Quando però mi trovo davanti polemiche inutili fatte da persone che reputo tutto sommato intelligenti mi viene il voltastomaco.

Sono consapevole che quello che dico potrebbe far incazzare qualcuno ma sono pronto ad accettarne le conseguenze.

Mahmood balla nudo al Museo Egizio e la Ferragni scostumata visita gli Uffizi

Vincitore dell’edizione 2019 del Festival di Sanremo, Mahmood ha scelto il Museo Egizio di Torino come ambientazione per una parte del suo nuovo video. 

Nella scenografica Galleria dei Re, tra statue, sarcofagi e sfingi va in scena la danza scandalosa, a petto nudo del cantante di origini egiziane, che manda in estasi fan e il Direttore Christian Greco:

“Sono davvero lieto che un luogo dedicato a una cultura millenaria, qual è il Museo Egizio, possa rappresentare una fonte d’ispirazione per le forme espressive contemporanee, divenendo uno spazio capace di stimolare la creatività di giovani artisti.

L’accostamento fra la nostra collezione e la musica di Mahmood esprime appieno il senso di universalità che caratterizza i vari linguaggi della cultura, portatori di messaggi in grado di raggiungere e arricchire chiunque”.

Nel frattempo, Chiara Ferragni ne stava approfittando per visitare gli Uffizi guidata dal direttore Eike Schmidt

Da lì in poi, su entrambi i fronti, scatta il dramma. 

Le critiche da tastiera

Il sacro mondo museale è stato violato e il popolo social prende posizione sui canali delle istituzioni:

“Pessimo utilizzo di un museo con pessima musica. Fateci il mercato del pesce allora”.

“Avete commesso un atto gravissimo a parer mio. Sconvolgente che un museo, ma più un generale luogo di cultura e preservazione come il vostro si presti a queste porcherie. Sono basito”.

“Ma si può entrare agli Uffizi vestita così??? 🙈🙈🙈

“Voi siete pazzi! avete coperto questo capolavoro mettendo un soggetto che rappresenta tutt’altro. Cancellate questo post!!!! scusate ma è un insulto a Botticelli”.

“Pensare che il patrimonio incredibile degli Uffizi sia in mano a voi mi fa vomitare!”

Che l’italiano medio non fosse un target ideale per coloro che gestiscono un museo era certificato.

Secondo Federculture infatti, il 38,5% degli adulti in Italia (coloro che quindi hanno la possibilità di spesa) non partecipa ad alcun tipo di attività culturale (e solo il 28,3% ha espresso una partecipazione culturale forte). 

Per quasi 4 cittadini su 10 dunque, arte, patrimonio e in generale la cultura rappresentano un insieme di attività poco attraenti. 

A peggiorare questa condizione il fatto che, secondo lo Human development report 2019, il 47% della nostra popolazione soffre di analfabetismo funzionale, non riesce cioè a “comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere […] per intervenire attivamente nella società e sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

Ecco perché di fenomeni da tastiera che sbraitano, vomitano odio, dimostrando in definitiva tutta la loro ignoranza sinceramente non mi stupisco.  

Ma di altri purtroppo si e mi rammarico …

Le critiche degli addetti ai lavori

Negli ultimi giorni ho visto i paladini dell’arte sacra diventare protagonisti in negativo con atteggiamenti al limite del ridicolo, incapaci di vedere al di là di schemi prestabiliti nell’antichità accademica. 

Questo perché secondo loro:

“Chiara Ferragni e la promozione artistica e culturale non vanno d’accordo”. 

Seriamente? 

E’ davvero questo il vostro problema? 

Non ci sono turisti, le città d’arte sono allo sbando, non esiste un piano generale di salvaguardia del settore, non abbiamo una guida che possa coordinare le istituzioni in questo particolare momento storico e voi puntate il dito su un influencer?

Sono il primo a criticare le stronzate lato marketing e le scelte in campo innovazione di molte realtà, ma siete abbastanza frustrati cari miei. 

Lo storico dell’arte Tomaso Montanari (“Uno su cui si può sempre contare per leggere un’opinione pensata male” cit. Gaia Soncini) non contento se ne esce inveendo contro la direzione: 

“E’ giusto, sensato, saggio, che la Galleria degli Uffizi metta tutta la sua arte e la sua storia al servizio della Ferragni?”

Assodato che l’influencer non fosse al museo per una campagna marketing commissionata dello stesso, da che mondo e mondo se ti entra una personalità del calibro della Ferragni, tu la accompagni a fare un tour. 

Punto. 

In molti poi sostengono che, anche se  il fan club della Ferragni si dovesse catapultare al museo, non lo farà motivato da un sincero interesse nei confronti del patrimonio ma per spirito di emulazione in un “luogo di tendenza”

E allora? Non è compito di chi lavora al museo educare indistintamente chi entra dalla porta? 

Per un museo veramente aperto al dialogo

Mahmood e Ferragni non sono i primi a creare scompiglio in questo settore. 

Senza scomodare Beyoncé e Jay-z al Louvre nel 2018, al recente Summit del Museo Italiano, ho avuto il piacere di intervistare Domenica Primerano.

Domenica Primerano discute con Michele Da Rold al Summit del Museo Italiano

Direttrice del Museo Diocesano Tridentino, nel 2015, per festeggiare i 20 anni della riapertura del museo, ha invitato il cantante Anansi per un concerto itinerante al museo. 

La cosa non fu ben vista dal suo staff, timoroso che le opere potessero andare rovinate dall’invasione dei terribili ragazzini trentini.

Il risultato dello spettacolo?

Le 200 persone accorse non solo non hanno devastato il museo, ma incuriosite dalle opere hanno chiesto per tutta la serata informazioni alle guide presenti all’interno. 

Capisci? 

Sta a te trovare dei nuovi sistemi per portare nuovi visitatori e far comprendere meglio l’arte con una commistione di modalità di comunicazione … senza pregiudizi. 

Poco importa che il visitatore possa essere istruito o meno:

il tuo compito è quello di garantirgli una facilità di accesso alle informazioni e farti trovare pronto a fargli vivere un’esperienza perfetta dal momento in cui entra in contatto con te.  

E purtroppo, fino a quando non impareremo che il museo di oggi deve essere sempre orientato all’apertura ed alla relazione, non ne usciremo facilmente. 

Se ti fa piacere condividere la tua opinione, ne stiamo parlando qui:

PS Sono stati 9312 i visitatori accorsi in Galleria tra venerdì e domenica, un rialzo del 24% rispetto al fine settimana precedente, quando i visitatori erano stati 7.511.

Eike ha vinto di 24.