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Violare dall’interno il conservatorismo del museo

Perché è giunto il momento di ripensare l’approccio ad alcune aree del museo con schemi diversi da quelli tradizionali oramai datati

ATTENZIONE. Questo articolo è lungo, ma se sei un Direttore, un amministratore pubblico o un professionista del mondo della cultura, ti chiedo di prenderti il tempo necessario per approfondire.

“Come sarà il museo del futuro?”

“Come permettere alle persone di avvicinarsi alla cultura in maniera più smart?”

Eravamo partiti da queste riflessioni nel 2015, quando con il mio socio abbiamo sviluppato una soluzione per visitare i musei 24/7.

Non solo volevamo garantire l’apprendimento prima, durante e dopo la visita, ma puntavamo a migliorare una serie di processi nel rapporto con il visitatore.

Il museo 24/7

Il nostro progetto era così concepito:

  • attraverso il download di un’app, si poteva acquistare il biglietto di ingresso, pagando direttamente con la carta di credito; 
  • utilizzando una connessione bluetooth, lo smartphone provvedeva all’apertura della porta d’ingresso. Un circuito di videocamere a riconoscimento facciale garantiva che gli accessi si svolgessero correttamente; 
  • le informazioni necessarie per muoversi all’interno del museo venivano fornite tramite tecnologia beacon che permetteva di geolocalizzare il visitatore all’interno dell’edificio in modo che il dispositivo digitale fosse in grado di fornirgli sia informazioni pratiche, che contenuti relativi alle opere esposte;
  • il sistema costruito sarebbe poi stato fonte inesauribile di informazioni per i musei che avrebbero raccolto dati sul comportamento dei visitatori, sul tempo trascorso nelle diverse sezioni del museo, identificando i punti di maggior interesse;
  • grazie alla digitalizzazione delle opere e dei contenuti, sarebbe stato possibile creare dei database facilmente consultabili e condivisibili sia da professionisti che da appassionati.

Lo presentammo nel maggio 2016 in occasione di Veneto Cantiere Cultura, la rete pensata per supportare lo sviluppo del territorio e potenziare sempre di più l’impatto della cultura su società ed economie.

(Se vuoi rivedere l’intervento vai QUI).

Purtroppo, nonostante tutti i nostri buoni propositi e i complimenti ricevuti, le barriere che ci si pararono davanti imposero un radicale ridimensionamento delle nostre ambizioni.

Eravamo noi troppo sognatori/visionari oppure il mondo della cultura era ancora terribilmente arretrato?

Quante di quelle idee avrebbero potuto contribuire a salvare i musei in questo periodo storico?

Il fato vuole che, negli stessi giorni di negatività nel ripensare al più grande “what if” delle nostre vite, Giovanni D’Uva, il papà dell’audioguida, compiva 80 anni. 
E nel leggere le sue parole in un’intervista rilasciata al Corriere Innovazione ho trovato un sottile filo conduttore …

“I Musei non le volevano”

Siamo nel 1959.

L’allora diciannovenne Giovanni ebbe l’idea di usare un nastro magnetico, per i tempi tecnologia avveniristica, per avvicinare l’arte alle persone. 

Nacque così la prima audioguida rudimentale nel Duomo di Milano, qualcosa di davvero rivoluzionario.

Nei passi dell’intervista si può soffermarsi su un passaggio quando alla domanda “Ha incontrato molti ostacoli?” ha risposto:

“Soprattutto nei musei. […] C’era molto conservatorismo, resistenza a far entrare nei musei le “cose moderne”.

E di che cosa si aveva paura?

“Forse di violare quello che era visto come un tempio spirituale, di volgarizzare un sapere riservato a pochissimi”.

Quel conservatorismo, seppur presente in forma differente rispetto ad allora, non è mai morto e sta alla base della paura del museo di cambiare di oggi.

Tra visionari e conservatori

Per poter capire appieno il concetto di conservatorismo di cui parliamo dobbiamo però tornare ad inizio anni sessanta.

Il sociologo Everett Rogers, all’interno del suo libro “Diffusion of Innovations“, rende noto nel 1962 il “modello di diffusione delle innovazioni”.

La teoria in questione, ripresa di recente da Frank Merenda, noto divulgatore italiano, descrive il modo in cui l’innovazione, intesa come qualsiasi idea, pratica o oggetto percepito come nuovo, si diffonde all’interno della società e fra i membri di un sistema sociale.

Rogers individua cinque categorie di persone a seconda delle loro tempistiche di acquisto e di adozione di prodotti nuovi immessi sul mercato:

  • gli innovatori;
  • gli early adopter (i visionari);
  • la maggioranza precoce (i pragmatici);
  • la maggioranza tardiva (quelli che possiamo definire conservatori);
  • i ritardatari o scettici.

Nel 1991 Geoffrey A. Moore nel libro “Crossing the Chasm”, riprende la teoria di Rogers ed evidenzia come, tra le prime due categorie (innovatori e visionari) e le restanti tre, ci sia un salto, il cosiddetto “The Chasm”, che separa nettamente il modo di pensare e di agire di chi è sempre un passo avanti rispetto a chi, invece, fa parte della maggioranza lenta a muoversi e a reagire.

Alle prime due categorie appartengono coloro che non smettono mai di acquisire nozioni, metodi, procedure, modi di ragionare.

Alle ultime tre invece quelli che “seguono” e che NON guardano al di fuori del proprio modus operandi tradizionale

Un baratro, tra questi due approcci, che si sta allargando sempre di più e che ti obbliga a rimanere costantemente aggiornato per non perdere il treno evolutivo.

E per questo motivo con il mio team abbiamo pensato di creare una formazione specifica per direttori, amministratori pubblici e protagonisti del mondo della cultura.

Il Summit del Museo Italiano: tre giorni (gratuiti) per ripensare il futuro della tua istituzione

Oltre a infliggere danni economici irreparabili, il coronavirus ha evidenziato gli aspetti più fragili delle fondamenta su cui si reggeva il sistema museale. 

Quella che ne sta seguendo è un crisi della cultura senza precedenti.

Eppure si apre davanti a noi un’opportunità: ripensare il museo con schemi diversi da quelli tradizionali.

Ed il Summit del Museo Italiano nasce a questo scopo.

Sarà un corso, della durata di tre giorni, costituito da tre parti:

  • gestionale;
  • marketing operativo;
  • innovazione. 

Sono i tre ingranaggi fondamentali dar far girare correttamente per rilanciare la tua istituzione e darle un futuro.

Quello che faremo nelle tre giornate sarà riunire per la prima volta oltre 20 esperti di settori specifici, provenienti anche da mondi differenti, dai quali imparare trucchi e segreti, da mettere in pratica anche nel tuo museo. 

E la cosa più bella in assoluto è che questi 3 giorni saranno completamente gratuiti.

Cosa stai aspettando? Entra nella storia e partecipa a quello che sarà probabilmente il più grande evento online del settore museale in Italia.